LA SANTA CENA

LA PASQUA EBRAICA.


Per comprendere bene che cos’è la Santa Cena (o Cena del Signore), è bene prima parlare brevemente della Pasqua ebraica.

Nell’antichità, il popolo d’Israele fu prigioniero degli Egiziani per circa quattrocento anni. Quando Dio decise di liberare il suo popolo, mandò Mosè dal faraone a chiederne il rilascio. Ma il faraone si fece beffe di Dio, cosicché il Signore castigò gli Egiziani in diversi modi.

Per fiaccare la durezza di cuore del faraone, Dio decise di inviare un angelo a provocare la morte di tutti i figli primogeniti degli Egiziani. Ma, volendo risparmiare i primogeniti degli Israeliti, il Creatore ordinò che questi scannassero un agnello o un capretto di un anno, senza difetto, e che il sangue d’esso fosse passato sugli stipiti e sugli architravi delle loro porte, affinché fosse da segno all’angelo.

Si doveva scannare un agnello per ogni famiglia. L’animale doveva essere arrostito e, nella notte stabilita, consumato possibilmente tutto, assieme a del pane senza lievito (azzimo) e a delle erbe amare.

All’agnello non si doveva rompere alcun osso, e gli eventuali avanzi dovevano bruciarsi entro la mattina seguente.

Dio disse che facessero questo in fretta, tenendosi pronti a partire.

Nella notte del 15 del mese ebraico di Nisan, l’angelo della morte passò e colpì ogni primogenito degli Egiziani, ma “passò oltre” le case degli Ebrei segnate col sangue, e li risparmiò.

Pasqua, dall’ebraico “Pesach”, vuol dire proprio “passare oltre”, e ricorda agli Israeliti che Dio risparmiò i primogeniti del suo popolo, facendo passare oltre le loro case il suo angelo.

Il Signore disse a Israele:

«Osservate questo rito. Quando i vostri figli vi diranno: “Che significa per voi questo rito?”, risponderete: “Questo è il sacrificio della Pasqua in onore del Signore, il quale passò oltre le case dei figli d’Israele in Egitto, quando colpì gli Egiziani e salvò le nostre case”» (Esodo 12:25-27). Vedi l’intero capitolo 12 di Esodo.


I Cristiani osservano la Pasqua di Cristo, non quella ebraica.

I Cristiani non osservano la Pasqua ebraica, perché l’antico sacrificio dell’agnello pasquale prefigurava il più grande sacrificio poi compiuto da Gesù.

Infatti, come il sangue dell’agnello salvò dalla morte i primogeniti degli Israeliti e il popolo stesso, così il sangue preziosissimo dell’Agnello di Dio, che è Cristo, salva dalla morte gli eletti e il mondo.

Perciò, essendo compiuto il sacrificio di Gesù, non è più necessario il vecchio sacrificio dell’agnello pasquale. La Pasqua ha dunque il suo compimento nel sacrificio espiatorio di Gesù. Quindi, non va celebrata alla vecchia maniera (come ancora fanno gli Ebrei), ma commemorando la morte sacrificale di Cristo.

L’apostolo Paolo, infatti, disse: «La nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità» (1^ Corinti 5:7-8).

La commemorazione della morte di Cristo è dunque la Pasqua dei Cristiani. Essa viene chiamata Santa Cena o Cena del Signore, e Gesù la istituì la sera prima di morire.


LA SANTA CENA.


E’ la Cena spirituale che Gesù istituì prima della sua morte.

La sera del 14 del mese ebraico di Nisan (fra metà marzo e metà aprile) Gesù, riunito coi dodici apostoli, istituì la Santa Cena (o Cena del Signore).

La Santa Cena era destinata a sostituire il rito della Pasqua ebraica, perché in Cristo la Pasqua veniva adempiuta. Gesù, infatti, col suo sacrificio adempiva ed aboliva l’antica Pasqua.

Egli era il vero «Agnello di Dio, che toglie il peccato dal mondo» (Giov. 1:29), cioè Colui, mediante il quale il Padre riscatta il mondo dalla morte adamica.

L’apostolo Paolo, infatti, scrive: «C’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato sé stesso come prezzo di riscatto per tutti» (1^ Timoteo 2:5-6).

Nell’antica Pasqua:

- il sangue dell’agnello liberò Israele dalla schiavitù dell’Egitto e prefigurò il sangue di Gesù

Cristo, che ha liberato il mondo dalla schiavitù del peccato e della morte;

- il pane senza lievito prefigurò il corpo incontaminato di Cristo;

- le erbe amare prefigurarono le sue sofferenze.


Matteo, uno dei dodici apostoli presenti alla prima Cena testimonia: «Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Prendete, mangiate,questo è il mio corpo”. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati» (Matteo 26:26-28).

Gesù disse: «Fate questo in memoria di me… Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga» (1^ Corinti 11:24-26). Vedi 1^ Corinti 11:23-34.


Nella Santa Cena il pane e il vino, rappresentano il corpo e il sangue di Cristo. E partecipando al pane e al vino, i fedeli ricordano il suo sacrificio espiatorio e rinnovano la loro comunione con Lui, essendo essi stessi parte del suo corpo (1^ Corinti 12:27).


Gesù disse che la Santa Cena è anche un patto, il Nuovo Patto, mediante il quale vengono rimessi i peccati al mondo.

Questo nuovo patto, a suo tempo ha adempiuto ed abolito il vecchio patto mosaico (cioè la Legge). Ciò, perché il vecchio patto fu fatto solo col popolo d’Israele e prefigurava il nuovo, che fu fatto col mondo intero, vale a dire con tutti quelli che hanno accettato, accettano e accetteranno il sacrificio di Cristo, e cioè:

- in questo sistema di cose, i chiamati all’elezione;

- nel Millennio di rigenerazione, il resto dell’umanità. Vedi: Ebrei capitoli 8, 9 e 10.


Gli eletti e la Santa Cena.


Partecipare alla Santa Cena per gli eletti è necessario e vitale, perché Gesù disse: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Giovanni 6:53-56).

La partecipazione alla Cena del Signore è dunque condizione indispensabile per avere la vita e per rimanere nella vita. Chi non partecipa non ha vita, ma rimane nella carne e nella morte.

Nessuno sarebbe degno di avvicinarsi a Dio o di partecipare alla Santa Cena, se Gesù non fosse morto per purificarci dai peccati. E’ Lui che rende degni gli uomini davanti a Dio: sia i chiamati, sia tutti coloro che crederanno in Lui nel Millennio.

Quanto ai chiamati, in Cristo vengono riconosciuti figli di Dio e parte del suo corpo (di Gesù) ed in Lui acquisiscono il diritto di partecipare alla sua Cena spirituale. Apocalisse 3:20.


Bisogna però accostarsi alla mensa del Signore con una coscienza pura e santa, come santo e puro è il corpo del Signore.

L’apostolo Paolo scrisse: «Chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore» (1^ Corinti 11:27-29).

Come già detto, la Santa Cena ha sostituito la Pasqua ebraica, che veniva celebrata una volta all’anno. Anche la Cena del Signore deve essere celebrata una volta all’anno.


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